
Che cos’è
Che cos’è la Terapia Cognitivo-Comportamentale?
La CBT è un approccio psicoterapeutico basato sull’idea che i pensieri influenzano emozioni e comportamenti.
Secondo questo modello, anche le dipendenze nascono da schemi mentali rigidi, credenze disfunzionali e reazioni apprese. Proprio per questo si possono modificare.
È una terapia strutturata, pratica e orientata agli obiettivi: aiuta la persona a riconoscere i propri pensieri automatici, metterli in discussione e sostituirli con strategie più funzionali. Usata da anni nelle dipendenze, è efficace perché lavora sul presente, potenzia l’autonomia e previene le ricadute in modo graduale.

Come funziona
Come funziona la CBT nella dipendenza?
Il percorso inizia con una valutazione in cui lo psicoterapeuta individua le situazioni-trigger, i pensieri automatici e gli schemi che sostengono la dipendenza. Poi, in sessioni individuali o di gruppo, si lavora per modificarli: riconoscere l’impulso all’uso, gestire le emozioni associate (ansia, rabbia, noia) e scegliere risposte diverse.
Si usano attività pratiche come monitoraggio dei comportamenti, role-play, piani anti-ricaduta e potenziamento delle abilità sociali.
Lo scopo è sostituire l’uso di sostanze con nuovi modi di affrontare le difficoltà e costruire una routine più stabile.
Cosa ci guida
Quando è indicata la CBT per la dipendenza?
La dipendenza non è solo fisica.
Coinvolge pensieri disfunzionali, emozioni disregolate e comportamenti ripetitivi.
C’è consapevolezza, ma non controllo.
La persona riconosce il problema ma fatica a interrompere il ciclo.
Le ricadute sono frequenti.
Si torna a usare nonostante il desiderio di smettere.
All’inizio del percorso.
Per costruire e rafforzare la motivazione al cambiamento.
Durante la riabilitazione.
Per rafforzare l’autocontrollo e prevenire le ricadute.
In presenza di altri disturbi.
Quando si accompagna a disturbi dell’umore, ansia, impulsività o traumi.
Adatta ad adolescenti e adulti, si integra anche con altri approcci.
CBT e craving
Come si gestisce il craving?
Il craving (il desiderio compulsivo di usare una sostanza) è uno degli ostacoli più difficili del recupero, e gestirlo è essenziale per prevenire le ricadute. La CBT propone strategie concrete:
- il monitoraggio
per riconoscere in anticipo i segnali (pensieri, emozioni, situazioni) che lo attivano.
- tecniche di distrazione comportamentale
come cambiare attività, muoversi o parlare con qualcuno.
- ristrutturazione cognitiva
per modificare i pensieri legati al desiderio
- tecniche di rilassamento e respirazione
per calmare il corpo.
Si costruiscono infine piani di emergenza da attivare quando il craving si presenta. Col tempo la persona impara a riconoscerlo senza subirlo.

Prevenzione
Come si prevengono le ricadute?
Nella CBT la prevenzione delle ricadute è una fase centrale: non solo evitare la sostanza, ma riconoscere i segnali precoci e intervenire prima che il comportamento si attivi. Si imparano a identificare le situazioni ad alto rischio (luoghi, persone, stati emotivi legati all’uso passato) e a preparare risposte alternative. Si sviluppano strategie personalizzate: auto-monitoraggio, gestione del craving, rafforzamento dell’autoefficacia, schemi mentali più funzionali. E si lavora su una routine quotidiana solida e su obiettivi di vita concreti, che diano motivazione e stabilità.
Dove interveniamo
La CBT nel percorso della Fondazione
La terapia cognitivo-comportamentale non lavora da sola: si integra con il nostro metodo e con i percorsi residenziali.
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Il nostro metodo (DBT)
La DBT è un’evoluzione della CBT, pensata per chi vive emozioni molto intense. È l’approccio con cui la Fondazione accompagna il percorso di cura.

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La Casa di Stefano
Dove il lavoro terapeutico prende forma nel quotidiano: il centro residenziale in cui la cura diventa una nuova routine di vita.

Domande frequenti
Gli obiettivi sono concreti e misurabili, costruiti insieme alla persona. Il primo è interrompere il comportamento di uso, affrontando attivamente il craving e le situazioni a rischio. In parallelo si modificano i pensieri distorti legati alla sostanza (come la convinzione di non poter affrontare la vita senza di essa) e si acquisiscono abilità di regolazione emotiva per gestire ansia, rabbia o vuoto senza ricorrere all’uso. Si rafforza l’autoefficacia e si costruiscono nuove abitudini, sane e gratificanti.

