Laura e Alberto Genovese

Consigli dei terapeuti

Pensavi che la pena finisse con la prigione?

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"Libertà" è una parola strana. Per chi esce dal carcere con una dipendenza, le prime due settimane possono essere le più pericolose della sua vita.

Fonti: The New England Journal of Medicine; “Release from Prison – A High Risk of Death for Former Inmates“; Ingrid A. Binswanger, M.D., Marc F. Stern, M.D., Richard A. Deyo, M.D., Patrick J. Heagerty, Ph.D., Allen Cheadle, Ph.D., Joann G. Elmore, M.D., and Thomas D. Koepsell, M.D.

Francesco Somajni.

Francesco Somajni - Laura e Alberto Genovese
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La dipendenza è una malattia, non una colpa.

La trattiamo come una colpa da punire, e così, troppo spesso, che ne soffre finisce in carcere. Ma il carcere non cura una malattia: la mette in pausa.

Il punto è questo: il momento più pericoloso non è la detenzione, è il ritorno alla libertà. Dopo mesi senza sostanze il corpo perde la tolleranza, e la prima dose dopo il rilascio può bastare a uccidere.

Per chi esce con una dipendenza, la vera pena rischia di cominciare proprio il giorno della scarcerazione.

Il rischio di morte post-rilascio è altissimo.

+3,5 volte

tasso di mortalità

gli ex detenuti con problemi di dipendenza muoiono di più, rispetto alla popolazione generale.

+12,7 volte

rischio di morte

durante le prime due settimane dopo il rilascio.

+129 volte

overdose

il rischio di morte per overdose è altissimo nelle prime due settimane post-rilascio.

Per le donne ex detenute il rischio di morte è 5,5 volte superiore rispetto alle persone di genere femminile nella popolazione generale.

I principali responsabili.

Insieme a:

  • perdita della tolleranza agli oppioidi durante la detenzione, che rende le dosi post-rilascio letali,
  • maggior vulnerabilità dovuta a problemi di salute mentale, violenza di genere e accesso limitato ai servizi, per quanto riguarda la popolazione femminile.

Dobbiamo smettere di punire e iniziare a curare.

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